MARCO MADDALONI
miei obiettivi. Qualcuno è stato già raggiunto, altri spero arriveranno».
Tu hai avuto una carriera molto veloce, poi nel 2007 subisci un’operazione per il menisco rotto e da lì
una serie di disavventure che non ti hanno permesso di esprimerti al meglio.
«Le vittorie in età giovane sono arrivate proprio grazie a loro, perché avere in famiglia persone che vincevano
tanto voleva dire che mi allenavano in modo da poter raggiungere degli obiettivi importanti fin da subito. Poi
nel 2007 mi sono rotto il menisco, però diciamo che per noi sportivi sono cose che possono capitare, quindi
mi sono operato e subito dopo, per un solo incontro, non mi sono qualificato per le Olimpiadi di Pechino. Da
lì ho avuto un periodo un po’ particolare, me ne sono andato dal gruppo sportivo della Polizia di Stato, che per
noi è l’unica fonte di guadagno. È stato un periodo in cui avevo perso la mia identità e avevo anche avuto un
piccolo rigetto per il judo. Ma diciamo che in pochi mesi mi sono rimesso in carreggiata.
Nel 2010 ho avuto un incidente stradale importante, in tre mesi mi sono operato tre volte allo stesso ginocchio
operato nel 2007. Anche se sapevo che in sei mesi non sarebbe stato facile, ho provato a qualificarmi per
Londra, ma il ginocchio mi faceva ancora male. Camminavo zoppicando, facevo judo proprio perché non
potevo farne a meno, così ho deciso di rivolgermi ad uno specialista che ha finalmente capito qual era il
problema. Ho così subito una quinta operazione, questa volta con un trapianto del crociato».
Cos’è che non ti ha mai fatto mollare?
«Quello che non mi ha fatto mollare è stato il sogno Olimpico e l’idea di non essere il “Sig. Nessuno”, questa
è sempre stata la mia paura. Venendo da una famiglia come la mia, ho sempre pensato di battere tutti i record,
di essere uno che sarebbe rimasto nella storia e questo è quello che, ancora oggi, non mi fa mollare. Poi, da
atleta, le motivazioni le trovi giorno per giorno. In questo 2013, la motivazione più grande è stata quella di
esaudire il desiderio di mia zia che è venuta a mancare, ovvero quello di vedermi conquistare la medaglia d’oro
alle Olimpiadi, come ha fatto mio fratello. E questo è quello che al momento non mi fa mollare».
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Pino, Laura e Marco Maddaloni