stata dappertutto e questo era un privilegio
per pochi».
Come sei entrata in contatto con la
Confsport Italia?
«Ne ho sentito parlare molto bene da altre
società e poi ho avuto il piacere di conoscere
il Presidente Paolo Borroni, una persona
squisita che ringrazio per l’invito fattomi in
questo Ente».
Che impressione ti ha fatto il Campionato
Nazionale a Squadra di Specialità
promosso dalla Confsport Italia, al quale hai
partecipato nelle vesti di membro della giuria?
«Il livello delle ginnaste è pressoché identico, quindi
abbiamo potuto assistere ad una competizione
equilibrata. È stata una bella esperienza che
ripeterei».
Cosa cerchi di trasmettere alle ginnaste di adesso?
Quali consigli dai loro prima di entrare in
pedana?
«Abnegazione, passione, divertimento. Ma se sbagli,
dopo facciamo i conti...».
Ginnasta, insegnante, giudice: raccontaci il bello
e il brutto di ognuno di questi tre ruoli che hai
ricoperto nel corso della tua carriera. Quale senti
come più adatto a te?
«Il più difficile è senz’altro quello di insegnante. Per
quanto riguarda la figura di giudice… la risposta è
più difficile del codice che dobbiamo applicare. Non
ho mai smesso di essere ginnasta, in quanto ancora
oggi mostro ed eseguo gli esercizi insieme alle mie
ginnaste. Un conto è dire come si fa una cosa, un
conto è far vedere come si fa».
Sei già mamma? Indirizzeresti tua figlia verso la
Ginnastica Ritmica?
«Ho una bambina e sarà lei a scegliere se praticare
questo sport. Per adesso gioca con gli attrezzi (ha solo
tre anni quasi) e con le altre bambine quando viene
in palestra con me».
(di Lucia Bordonaro)
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