poi tutto il resto: prendere bene le sconfitte quando bruciano, anche quando
vieni giudicato in modo iniquo…Tante cose. Però soprattutto la disciplina,
è una cosa che poi ti ritrovi nel tempo».
C’è un segreto per rimanere unite nella sconfitta?
«Quella è indole, è carattere. I gruppi che funzionano si vedono
subito, infatti le squadre che negli anni ci hanno dato più
soddisfazioni sono state quelle con le persone con cui
eravamo più unite al di fuori. Non è una cosa che si
impara, è qualcosa di naturale. Ma infatti noi, i risultati
più grandi, li abbiamo ottenuti in coppia. Non è un
caso».
Raccontateci un po’ delle vostre vittorie.
«Di campionati italiani ne abbiamo vinti più di uno,
in coppia quasi tutti. Comunque sempre podi:
primo, secondo, terzo posto. Pure in squadra
abbiamo vinto diverse gare, veramente tante.
Ringraziando il cielo, di risultati ce ne sono stati
parecchi».
C’è una gara che vi è rimasta particolarmente nel
cuore?
«L’ultima - concordano senza pensarci su due volte - in
assoluto l’ultima. È stata a Ortona nel 2005. Facevamo la coppia
e si era un po’ sparsa la voce del fatto che fosse l'ultima gara,
quindi c’è stato un calore umano diverso, più forte, sia fuori che
dentro la pedana». «Quando abbiamo fatto proprio l’ultima
esibizione - ricorda Susanna - ho avuto un attimo di commozione
alla fine dell’esercizio, ho pianto e l’ho abbracciata in pedana,
eravamo disperate! C’è stata un’ovazione anche da parte dei
giudici, perché lo sapevano tutti che era l’ultima per noi. Anche
perché comunque lavoravamo e ci eravamo laureate, eravamo
arrivate alla fine. A ventitré anni eravamo già avanti, insomma. E
quindi c’è stata proprio una
standing ovation
che ci è rimasta
impressa, un bel saluto. Quella sicuramente è stata la gara più
bella». «Poi anche la prima in coppia - aggiunge Valentina - che è
stata nell’anno in cui forse abbiamo vinto di più, perché ci siamo
aggiudicate sia la regionale che la nazionale, entrambe le gare. La
nazionale si svolgeva proprio qui a Norcia. Facevo il terzo liceo
quindi boh, avremo avuto 17 o 18 anni, sarà stato fra il 2000 e il
2001».
Che consiglio sentite di dare a chi comincia a praticare questo
sport adesso?
«Di goderselo il più possibile, perché è una disciplina che
purtroppo ti penalizza sull’età. Perché a differenza di tantissime
altre discipline, come per esempio la danza, dove puoi continuare
negli anni senza problemi, la Ginnastica Ritmica, arrivate a una
certa età, proprio fisicamente diventa difficile. E poi anche
l’impegno nello studio, nel lavoro… quindi il suggerimento è di
godersela finché c’è, vivendo appieno questi anni che si hanno a
disposizione».
(di Lucia Bordonaro)
35
1...,25,26,27,28,29,30,31,32,33,34 36,37,38,39,40,41,42,43,44,45,...52