a squadra i primi anni, proprio quando è iniziata, perché prima non esisteva ancora. Abbiamo visto tutta la
crescita della Confsport Italia da quando è nata, praticamente, da zero ad oggi».
Che effetto fa trovarsi dall’altra parte adesso?
«Bello e triste - rispondono quasi in coro le due sorelle - perché comunque riconosci gli odori, le sensazioni,
la musica, quando entri nel palazzetto, l’adrenalina, tante cose. Ecco, l’adrenalina è la cosa che manca di più,
cioè la sensazione proprio dell’agonismo puro, che secondo me ti insegna. È una grossa grossa scuola, te la
ritrovi poi nella vita per la gestione dell’ansia. Noi per esempio, anche all’università e nel lavoro, non abbiamo
mai avuto problemi perché, quando fai uno sport come questo, così individuale, dove impari a gestire le
sensazioni per quel minuto e mezzo, ti insegna tanto nella vita. Il fatto di essere giudicati da altre persone,
anche, ti insegna. Abbiamo iniziato a cinque anni, a sei con le prime gare. Impari ad accettare la sconfitta e il
giudizio degli altri».
Quali esercizi vi piacevano di più?
«Da brave gemelle - interviene Susanna - noi eravamo proprio due opposti: a lei (la sorella Valentina, ndr)
piacevano gli attrezzi morbidi, nastro e palla, mentre io preferivo gli esercizi con clavette e cerchio. Proprio
divise esattamente al 50%».
Cosa cercate di trasmettere alle ginnaste di oggi?
«Come prima cosa - replicano insieme le gemelle della Ginnastica Ritmica - sicuramente la serietà. E il fatto
di imparare a stare insieme, la disciplina. Perché la parte più difficile, specialmente quando lavori in squadra,
è accettare che un risultato possa cambiare anche in base alle scelte o alle azioni degli altri. Imparare ad accettare
gli errori degli altri è più difficile dei propri, no? Per cui sicuramente la disciplina e il saper stare insieme. E
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